7 gennaio 2026

Recensione: 'Persone Normali' - Sally Rooney

Ciao gente,


Dopo quasi due anni, qualche pensiero sparso su Persone Normali di Rooney.



Trama





Marianne e Connell si parlano di tutto ma solo all'insaputa di tutti, si frugano i corpi e i sentimenti ma solo di nascosto, come pianeti dalle orbite imprevedibili si girano intorno, fra moti armonici e strazianti collisioni. Cosa impedisce a due ragazzi dei nostri giorni disinvolti di stare insieme in libertà e leggerezza? Gli squilibri di classe e potere? Le «stelle contrarie»? O solo l'orrore, e l'attrazione, della normalità? Nell'abbraccio in cui si stringono, però, «il suo corpo sposa quello di lei come quei materassi che pare facciano bene alla salute». E in quel quieto, benefico sostenersi sembra tacere ogni domanda.
Dopo l'esplosivo debutto di Parlarne tra amici, Sally Rooney ci offre un nuovo, emozionante manuale sentimentale per la nostra modernità.






Recensione

Questo libro è molto molto amato e questo ne rende la recensione difficile. Il mio parere si può riassumere in un semplicissimo, Rooney, non sei tu, sono io.


Io capisco l’hype e capisco l’attrattiva dell’idea dietro Persone Normali: raccontare le vite abbastanza insulse di due persone come tutti noi, imperfette e uniche, non destinate a fare grandi cose, ma a perdersi nell’anonimato della vita. Destinate a sbagliare molte volte, a vivere esperienze anche difficili e a provare tutto lo scibile delle emozioni umane tutte insieme. 

Capisco anche che scrivere libri che strizzano l’occhio alla filosofia, che piazzano frasi d’effetto qua e la che riflettono sulla banalità della vita della maggior parte delle persone sia molto apprezzato di oggi e sia la chiave per un libro di successo (non dico che Rooney l’abbia fatto intenzionalmente per rendere il proprio libro un libro famoso - anche se, diciamocelo, quale autore non aspira alla fama? - il suo stile però è così).


Però Persone Normali non lascia niente o, meglio, non ha lasciato nulla a me. Non racconta niente di nuovo, non fa nessuna riflessione trascendentale, non colpisce mai davvero. L’intenzione forse era proprio quella, raccontare vite comuni dando qua e la qualche spunto di riflessione anch’esso comune, senza mai affondare verso un vero e proprio messaggio, perché la banale vita dei due protagonisti in tutte le sue imperfezioni ha la priorità. 


La realtà dei fatti però è che questo è un libro basato sull’incapacità dei due protagonisti di comunicare per davvero e si regge in fin troppi momenti sull’esitazione (soprattutto di uno dei due) nel dire apertamente le cose come stanno, anche quando esitare è ridicolo. Ne derivano due protagonisti a tratti poco credibili e forzatamente filosofici. Da questa impostazione poi derivano tanti complessi che rappresentano sicuramente certi aspetti della vita umana, ma sono sempre gli stessi ripetuti per 250 pagine. Mai troppo profondi, mai troppo espliciti, mai esagerati, mai troppo vigorosi, anche quando le situazioni che si trovano ad affrontare i protagonisti richiederebbero più profondità. In tre parole, tutto molto tiepido e forse la chiave di lettura corretta sta qua: non sempre siamo capaci della profondità sufficiente per analizzare le esperienze anche traumatiche che ci capitano, dunque non è corretto pretenderla da dei personaggi di finzione che dovrebbero rappresentare proprio tutti noi.