Buongiornissimo, kaffè, amici!
Oggi vi propongo la recensione del secondo capitolo di Uno di Noi Sta Mentendo (di cui vi lascio la recensione qui) che riprende le gesta di alcuni personaggi che già conosciamo e ne introduce di nuovi!
Sarà migliore del suo predecessore?
Ringrazio la CE per la copia digitale e Beatrice per aver organizzato l'evento!
Trama
È passato un anno dalla tragica morte di Simon Kelleher, in tanti hanno cercato di imitare la sua app, ma nessuna è riuscita ad affermarsi, anche perché, prosciolti da ogni accusa Nate, Bronwyn, Addy e Cooper, i gossip portati alla luce si sono sempre rivelati poco appetitosi. Fino a questo momento, almeno.
Attraverso la chat degli studenti della Bayview High, infatti, ha preso piede una nuova inquietante versione di Obbligo o verità, destinata a portare alla luce altri oscuri segreti degli allievi della scuola e verso la quale tutti provano una morbosa attrazione. È come se tutti a scuola si fossero dimenticati della fine fatta da Simon che, per il modo in cui usava il gossip come arma, aveva finito per soffrire più di chiunque altro.
Tra i primi a essere coinvolti c’è anche Maeve, sorella di Bronwyn, costretta suo malgrado ad affrontare una situazione scomoda a causa della sua scelta. Del resto, si sa: a scuola basta commettere un errore per ritrovarti un’etichetta appiccicata addosso per il resto della vita.
La posta si fa via via più alta e quando il gioco prende una piega inaspettata è ormai chiaro che bisogna trovare, e fermare, chi lo sta orchestrando prima che sia troppo tardi
Recensione
… Spoiler, si, ma non tanto.
Le vicende riprendono un po’ dopo la fine del primo libro e tutti i personaggi che già conosciamo hanno trovato un loro equilibrio dopo la fine del liceo: la prima della classe che si è trasferita a Berkely e fa tira e molla con il caro Nate, la classica cheerleader ora lavora al bar della scuola, la star del football è una star del football anche all’università e Simon è morto. Peccato che ci sia qualcuno che sta tentando di rimettere in piedi la sua piattaforma ispirandosi al suo modus operandi e stavolta l’eredità di Simon prende la forma di un Obbligo o Verità pericoloso che si conclude con la morte di un compagno di scuola dei protagonisti.
Questo libro è migliore rispetto al primo, ma proprio come il primo ha degli scivoloni che definire pericolosi è riduttivo. Tralasciando la semplicità della trama che è facilmente risolvibile anche ad occhi chiusi e da circa metà, le cose che ho trovato peggiori sono essenzialmente due: lo sforzarsi oltre l’umana decenza da parte dell’autrice di far vedere che anche lei è giovane e cool e quindi può fare battute facilmente comprensibili al suo target e una pessima e deleteria gestione di una complicazione medica. Ma andiamo con ordine.
1. La “simpatica” autrice. Il problema di Karen è che Karen non è più una teenager chiaramente e quindi si sforza troppo di fare battute simpatiche che la rendano simpy agli occhi dei suoi lettori. Il risultato è purtroppo una triste parata di battute una più cringe dell’altra e di espressioni come “Siamo la generazione Z, cazzo!” oppure “Prendo l’iPhone, perchè i telefoni fissi non so neanche come funzionano” o ancora “Lui, pur essendo un macho all’antica conservatore, chissà come va più d’accordo con la mia sorella lesbica e buonista che con chiunque altro”. Esilarante, no? E anche molto maturo, se posso.
Per carità, può anche far sorridere una volta, due, tre, ma alla quarta battuta su questo fil rouge boh, anche basta. La traduzione inoltre non aiuta, perché in italiano espressioni come “Accidenti, ragazza!” suonano un po’ strane.

