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28 luglio 2021

Review Party: 'Ready Player One' - Ernest Cline



Buongiorno, amici e… Benvenuti ad una recensione che francamente ho sempre temuto di scrivere.


L’occasione è grazie alla CE Mondadori che ringrazio e alle mie splendide colleghe l’arrivo in Italia di Ready Player Two, seguito del celebre Ready Player One (RPO per brevità).


RPO è un libro che per tanti lettori ha un posto davvero speciale nel cuore, anche per la sua storia editoriale travagliata (per dire, io ho un’edizione ISBN - CE ormai fallita - del 2011 acquistata su Ebay sotto consiglio di non so chi ben prima che Spielberg ne facesse una trasposizione e Cline decidesse di scrivere un sequel), e io sono una di essi. Quindi scrivere questa recensione è difficile, perché non è la mia prima rilettura e perché la storia è inevitabilmente speciale, per me come per tanti altri.


Quando quindi è stata annunciata la traduzione del secondo capitolo da mamma Mondadori, beh, dire che ho fatto un salto sulla sedia è dire poco e quindi eccoci qui, alla prima tappa dell’evento dedicato alla duologia. Carissimi, benvenuti, e spero per molti bentornati, su Ready Player One.


Trama


 

Il mondo è un brutto posto. Wade ha diciotto anni e trascorre le sue giornate in un universo virtuale chiamato OASIS, dove si fa amicizia, ci si innamora, si fa ciò che ormai è impossibile fare nel mondo reale, oppresso da guerre e carestie. Ma un giorno James Halliday, geniale creatore di OASIS, muore senza eredi. L'unico modo per salvare OASIS da una spietata multinazionale è metterlo in palio tra i suoi abitanti: a ereditarlo sarà il vincitore della più incredibile gara mai immaginata. Wade risolve quasi per caso il primo enigma, diventando di colpo, insieme ad alcuni amici, l'unica speranza dell'umanità. Sarà solo la prima di tante prove: recitare a memoria le battute di Wargames, penetrare nella Tyrell Corporation di Blade Runner, giocare la partita perfetta a Pac-Man, sfidare giganteschi robot giapponesi e così via, in una rassegna di missioni di ogni tipo, ambientate nell'immaginario pop degli anni '80, a cui OASIS è ispirato.





Recensione


Molte meno persone di quanto vorrei sono familiari con il mondo di Ready Player One e credo che oltre all’essere un grande storia di avventura videoludica, il libro possa essere definito un’ode e una profonda dichiarazione d’amore al mondo dei primi videogiochi, alla genesi della cultura videoludica e alla cultura pop degli anni ’80 e ’90.


Il contesto, se siete familiari con il mondo dei MMORPG - videogiochi di ruolo immensi rivolti ad un pubblico di massa che si giocano online - e dei film, libri e anime a loro dedicati, immaginate Ready Player One come Sword Art Online. Nel mondo di RPO, povertà, inquinamento climatico, disuguaglianza dilagano e l’unica fonte di svago per la stragrande maggioranza della popolazione è OASIS, un colossale MMORPG che mischia elementi di fantasy, fantascienza, cinema e musica dove ogni giocatore può essenzialmente fare quello che vuole ed essere chi vuole.


Il nostro protagonista, Wade, è un appassionato di videogiochi e ricorre spesso ad OASIS come fonte di svago dalla sua vita in un sobborgo americano estremamente povero e da vero fan di Halliday, creatore di OASIS, si lancia nella caccia al tesoro indetta da Halliday per trovare un Easter Egg nascosto proprio dentro OASIS dal suo fondatore.



La storia di Wade è una storia che parla al cuore di ogni appassionati di videogiochi e di ogni bambino che sia cresciuto negli anni ’80/’90. I riferimenti culturali sono numerosissimi, i rimandi a serie tv e film di quel periodo innumerevoli ed è impossibile non sorridere nostalgici leggendo certe citazioni. Se la cultura pop è la vostra cultura, se anche voi siete giocatori o ex giocatori o semplicemente siete familiari con quel mondo e vi siete legati, non potete assolutamente perdervi questo libro, perché parlerà direttamente alla vostra infanzia.


25 giugno 2021

Recensione: 'Sogni di Mostri e Divinità' (La Chimera di Praga #3) - Laini Taylor


Buongiornissimo, kaffè con la panna, amici e amiche!

Oggi terzo e ultimo appuntamento con l’evento dedicato alla trilogia de La Chimera di Praga, per la quale la Fazi ha pubblicato delle splendide riedizioni.


Il terzo capitolo, Sogni di Mostri e Divinità, è la conclusione della serie e per me non più una rilettura a differenza dei due precedenti. Senza indugio, procediamo.


Ringrazio la Fazi per la copia digitale e Nia per aver organizzato l'evento.


Trama


La misteriosa Karou è una chimera unica nel suo genere: al contrario dei suoi simili, l’eroina de la trilogia La chimera di Praga ha sembianze umane, impreziosite da meravigliosi capelli blu. È innamorata di Akiva, un serafino dalla bellezza eterea. Angeli e chimere sono però nemici naturali, in lotta da secoli. C’è solo un modo per ristabilire la pace: tentare un’alleanza fra le chimere e quegli angeli che, come Akiva, hanno deciso di ribellarsi al loro imperatore.

In questo terzo e conclusivo capitolo della saga entriamo subito nel vivo dell’azione: l’esercito degli angeli discende sulla Terra, in pieno giorno, in una Roma sfolgorante di sole, con uno stuolo di telecamere intente a riprendere e un pubblico sbalordito a osservare la scena. Nel frattempo, dopo il tradimento che ha portato la sua specie allo stremo, Karou sta ricostruendo l’esercito delle chimere e, grazie a un inganno ingegnoso, è ora alla guida della ribellione contro gli angeli. Il futuro della sua specie dipende da lei, ed è giunto il momento dello scontro finale. Riusciranno Karou e Akiva a realizzare il sogno di una realtà in cui i loro popoli smettano di distruggersi e in cui, forse, potrebbe esserci spazio per il loro amore?

Con queste pagine mozzafiato, caratterizzate da una tensione costante e una serie di personaggi indimenticabili, Laini Taylor conferma il suo grande talento.

Un finale stupefacente per una trilogia fantasy davvero epica, una suggestiva rivisitazione moderna della mitologia classica e cristiana che ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo.


«Tanto tempo fa un angelo e un diavolo premettero le mani sui rispettivi cuori. E diedero inizio all’apocalisse».



Recensione


E’ inutile che ci giriamo intorno: questa è una bella trilogia e Laini Taylor sa scrivere, su questo non c’è il minimo dubbio. Quello che mi preme però far capire a chi non la conosca e voglia approcciarvisi per la prima volta è che se cercate una storia d’amore, travolgente, che sia il fulcro e il tema principale di una storia e che *sullo sfondo* poi ci sia un conflitto più o meno avventuroso, allora questa serie NON fa per voi. Lo ripeto: se quello che cercate è una storia d’amore con alti e bassi, sicuramente coinvolgente, e che sia il tema principale di una serie, questa trilogia NON è così.



Come ho tentato di spiegare nelle recensioni precedenti, la Taylor inserisce talmente tante tematiche in aggiunta alla storia d’amore proibita tra i due protagonisti, che sarebbe riduttivo e incredibilmente ingiusto definire questa trilogia la lotta di Karou e Akiva per stare insieme. In questo terzo capitolo è particolarmente evidente come la loro relazione sia un singolo tassello di un universo incredibilmente complesso che la Taylor è maestra nel tratteggiare.


Finito questo cappello introduttivo, come è questo terzo libro? Il primo aggettivo che mi viene in mente se penso a questo finale è denso. Denso di avvenimenti, denso di world-building, denso di rivelazioni. Sicuramente è un libro pieno di azione e un susseguirsi di colpi di scena visto il conflitto finale imminente che fa da padrone nel libro, ma quello che mi preme sottolineare è che Sogni di Mostri e Divinità è un terzo libro che in poco meno di 600 pagine è in grado di arricchire e svelare il substrato storico e religioso di un intero universo e di guidare il lettore alla comprensione della storia nel suo insieme. Cosa ancora più importante, riesce a fare tutto ciò con chiarezza. Qualche scivolone sul finale, forse, perché dovendo risolvere la vicenda e dovendo ancora svelare molte cose probabilmente nelle ultime 50 pagine si corre un po’ troppo, ma non di meno alla fine la Taylor riesce a dare un quadro chiaro della vicenda e non si ha la sensazione di essersi persi per strada.



"Nelle leggende le chimere sono nate dalle lacrime e i serafini dal sangue, ma in questo momento sono tutti figli del rammarico."


10 giugno 2021

Recensione: 'La Città di Sabbia' (Daughter of Smoke and Bone #2) - Laini Taylor


Amici, follettini e follettine, buon salve!

Oggi secondo appuntamento con una trilogia che ci accompagnerà per un mese e che la Fazi ha recentemente deciso di ristampare con una nuova - e splendida - veste grafica. Sto naturalmente parlando della trilogia della Chimera di Praga della celeberrima Laini Taylor, di cui oggi analizzeremo il secondo capitolo.


Se seguite il blog da un bel po’, sapete già che questa era per me una rilettura. Così come abbiamo fatto per il Grishaverse, anche per Laini Taylor questa recensione è da intendersi come riesame del mio parere dell'epoca a seguito di una lettura più adulta e matura (si spera).


Trama



La studentessa d'arte Karou ha finalmente le risposte che ha sempre cercato. Sa chi è e cosa è. Ma, insieme a questa scoperta, un'altra verità affiora in superficie, una realtà che la ragazza farebbe di tutto pur di ignorare: ha amato un ragazzo che le è nemico, lui l'ha tradita e per questo il suo mondo è sconvolto. Ora, in una kasbah dimenticata nel deserto del Marocco, Karou e i suoi alleati si preparano a uno scontro definitivo contro l'armata dei serafini e sotto la luce delle stelle plasmano creature di potente forza distruttiva. Akiva, legato dall'appartenenza all'esercito degli angeli, ma gravato da un profondo conflitto interiore, inizia a progettare un altro tipo di battaglia: quella per il riscatto. Per la speranza. Costellato da scene drammatiche, di segreti e di scelte impossibili, "La città di sabbia" porta i due protagonisti sui fronti opposti di una guerra antichissima che ha acquistato nuovo vigore.









Recensione


Fondamentalmente il primo libro aveva un difetto e cioè che la storia d’amore era troppo ingombrante, troppo immediata, e toglieva spazio alla trama vera e propria. La Città di Sabbia è invece l’esatto opposto: l’amore tra Karou e Akiva sembra ormai destinato al fallimento visto l’imperdonabile crimine che Akiva ha commesso e dunque entrambi si ributtano a capofitto nel proprio ruolo all’interno dei rispettivi popoli. L’uno si dedica al sabotaggio della campagna militare degli Angeli e al salvataggio di quante più Chimere possibile e l’altra si immerge a pieno nel suo nuovo ruolo di Resuscitatrice di Chimere, le quali però non hanno certo dimenticato il suo tradimento.


Questo secondo libro aggiunge quel quid che mancava al primo. Laini Taylor torna infatti dando certamente il giusto spazio al dolore, alla solitudine e al profondo senso di inadeguatezza che entrambi i protagonisti provano, ma arricchisce lo struggersi per amore di nuove tematiche.

Non manca qualche scivolone ben poco realista anche per un fantasy di questo tipo, ahimè, ma tutto sommato lasciamo correre.


La prima vera novità è - finalmente - l’ampliamento del panorama di personaggi presenti. Conosciamo sempre di più i mondi da cui provengono Karou e Akiva e i rispettivi popoli. Apprendiamo usi, costumi, tradizioni degli uni e delle altre e familiarizziamo con personaggi diversi. Primo fra tutti il Lupo Bianco, che abbiamo visto solo di sfuggita nel primo e che torna qui in tutta la sua potenza. La Taylor è fenomenale nel restituire un ritratto realistico e duro del Lupo, un personaggio abituato a stare al comando e a farsi ubbidire, che prende ciò che vuole quando vuole, completamente devoto alla guerra e all’annientamento degli Angeli. La Taylor non risparmia crudeltà e perfidia nel costruire il personaggio del Lupo e proprio questo suo essere così malvagio e coerente nella sua malvagità lo rendono un personaggio completo. Non è cattivo ‘perchè si’, ma perchè un qualcosa di ben preciso nella sua vita l’ha portato ad essere ignobile, che sia la vendetta o l’egoismo. Questo naturalmente è un grande merito della scrittura dell’autrice. Stesso discorso vale per il suo contrappeso fra gli Angeli, il figlio dell’Imperatore.


17 marzo 2021

Review Party: 'Wilder Girls' (Wilder Girls #1) - Rory Power


Buongiornissimo, kaffè, amici! 

Come andiamo? Come sta andando questa zona rossa incredibile? Uff…


Per fortuna ci sono le buone letture che ci fanno compagnia e proprio una di queste è Wilder Girls!

Se vi siete persi la prima parte dell’evento, l’approfondimento sulla nascita dell’horror per ragazzi, lo trovate linkato. Io ne approfitto per ringraziare nuovamente la CE Mondadori per la copia in anteprima e Nia per aver organizzato tutto.


Senza ulteriore indugio…


Trama


"Un altro rumore dalla macchia e poi di nuovo silenzio. La strada è vuota. Io tengo il mio fucile sollevato, non si sa mai; il mirino davanti all'occhio sinistro. L'altro occhio è morto, è diventato cieco durante una crisi. La palpebra superiore si è chiusa fondendosi con quella inferiore, e sotto sta crescendo qualcosa. E così per tutte, qui. Siamo malate e strane, e non sappiamo perché". Da quando il loro collegio è stato messo in quarantena, Hetty, Byatt e Reese, e le loro compagne di scuola, sono barricate nell'istituto, su un'isola al largo della costa americana. Un'epidemia sconosciuta, infatti, ha incominciato a diffondersi. Tutto è incominciato piano piano. Prima sono morte le insegnanti, una dopo l'altra. Poi sono state infettate le studentesse, che hanno visto trasformare i loro corpi in qualcosa di strano e alieno. Da allora è passato un anno e mezzo e le ragazze, tagliate fuori dal resto del mondo e costrette a badare a loro stesse, non osano spingersi oltre le cancellate del collegio, dato che l'epidemia si è propagata nella foresta circostante rendendola un luogo pericoloso e inospitale. Quel che sanno è che devono cercare di restare vive il più a lungo possibile, in attesa della cura che è stata loro promessa. Ma quando Byatt sparisce, Hetty decide di tentare il tutto per tutto pur di trovarla, anche se questo significa violare la quarantena e andare incontro agli orrori che potrebbero esserci oltre il cancello. Dopotutto la ragazza non ha altra scelta: Byatt è la sua più cara amica e gli amici si proteggono sempre l'un l'altro. Ma quando mette in atto il suo piano, Hetty scopre che dietro a ciò che sta sconvolgendo le loro vite c'è molto di più, più di quello che avrebbe mai potuto immaginare.


Recensione


Possiamo ammettere tutti insieme che ci voleva una pausa da questi fantasy? Si? Molto bene. Sapete quanto io ami il fantasy in ogni sua declinazione o quasi, ma in effetti ultimamente sto leggendo solo quel genere e una pausa era più che doverosa.


Quindi no, Wilder Girls non è un fantasy, ma un horror (circa) particolarmente violento. Dico ‘circa’, perchè se come me siete degli inguaribili fifoni questo libro non fa paura, non impedisce di dormire la notte, non rischia di perseguitarvi negli anni a venire. Niente di tutto ciò, ma andiamo con ordine.


Wilder Girls è la storia della scuola femminile di Raxter, un’isola a poca distanza da Camp Nash, nel Maine. Cos’ha di particolare? Beh, che a Raxter esiste un parassita letale, il Tox (veleno, in latino), che lentamente intacca tutto ciò che vive sull’isola, partendo dalle creature più deboli quali piccoli animali e fiori, per poi estendersi anche a orsi, cervi e umani una volta diventato sufficientemente forte. La scuola femminile di Raxter è perciò in quarantena da un anno e mezzo e le sue occupanti hanno sviluppato strane mutazioni fisiche e si sono dovute abituare ad uno stile di vita nuovo, in continua lotta con la malattia che corrompe tutto ciò che le circonda, razionando le poche provviste che vengono mandate sull’isola dalla terraferma e combattendo ogni giorno per non soccombere alle crisi causate dal Tox. Come se non bastasse, le tre protagoniste che seguiamo - Hetty, Reese e Byatt - scoprono molto presto che numerosi segreti si celano entro i confini dell’isola, segreti oscuri che hanno a che fare con l’origine della malattia.


Prima informazione fondamentale: questo libro non è uno stand-alone, ma il primo di una duologia ed è molto corto (250 pagine circa), quindi vola via in un attimo e se davvero volete fare una pausa dai generi che leggete solitamente per tuffavi nell’horror, Wilder Girls fa per voi.


Più che horror, però, come dicevo, è un libro estremamente atmosferico, dove le protagoniste e le loro colleghe studentesse sono state costrette da cause di forza maggiore a riconsiderare la propria vita. 



Immaginatevi un’isola divenuta inospitale, dove ogni creatura contagiata dal Tox è trasformata in una bestia assetata di sangue che non pensa ad altro se non alla propria sopravvivenza. 

Immaginate una scuola dove ogni ragazza ha contratto una malattia misteriosa che le espone a terribili e dolorose mutazioni di ogni genere che vanno periodicamente peggiorando. C’è chi ha perso l’uso di un occhio, chi ha visto strane squame iniziare a crescere sulla propria pelle, chi si è accorta di avere strane protuberanze o vesciche purulente che il giorno prima non c’erano, chi ha sviluppato arti aggiuntivi. 

Immaginatevi delle razioni di cibo che arrivano a cadenza regolare, ma sempre in quantità minori e che costringono le giovani ragazze a razionarle e a soffrire la fame per lunghi periodi aggrappandosi alla fragile promessa che sulla terraferma qualcuno sta lavorando per trovare una cura al Tox. 

Questo libro è quindi horror in questo senso: è cruento e spietato, descrive le cose esattamente come sono e non disdegna un po’ di sangue. L’isola di Raxter è un ambiente estremamente inospitale, privo di conforto o speranza. Le ragazze sono sole al mondo, abbandonate da tutti e in continua lotta con un qualcosa che è infinitamente più subdolo e potente di loro. Non avrebbe avuto molto senso, quindi, indorare la pillola e l’autrice non ci prova nemmeno: la vita delle studentesse è violenta e ognuna di loro è egoisticamente pronta a sacrificare le altre per salvare sé stessa essendo cresciuta in un ambiente che non esiterebbe a fare lo stesso. Perdere il controllo o commettere un errore significano morte.


23 novembre 2020

Review Party: 'La Vita Invisibile di Addie LaRue' - V. E. Schwab


Buongiorno!
Oggi sono incredibilmente su di giri ed emozionata, perchè finalmente posso parlarvi di un libro famosissimo e tanto discusso che approderà il libreria domani. Sto parlando naturalmente dell'ultima fatica della Schwab, autrice che io amo particolarmente. Non perdiamoci in chiacchiere inutili che di cose da dire ne ho tantissime!

Grazie alla casa editrice per la copia in anteprima e la fiducia nell'organizzare l'evento!

Trama


“Non pregare mai gli dèi che sono in ascolto dopo il tramonto.”

E se potessi vivere per sempre, ma della tua vita non rimanesse traccia perché nessuna delle persone che incontri può ricordarsi di te?

Nel 1714, Adeline LaRue incontra uno sconosciuto e commette un terribile errore: sceglie l’immortalità senza rendersi conto che si sta condannando alla solitudine eterna.

Tre secoli di storia, di storie, di amore, di arte, di guerra, di dolore, della solennità dei grandi momenti e della magia di quelli piccoli.

Tre secoli per scegliere, anno dopo anno, di tenersi stretta la propria anima.

Fino a quando, in una piccola libreria, Addie trova qualcuno che ricorda il suo nome.

Nella tradizione di Vita dopo vita e La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, La vita invisibile di Addie LaRue si candida a divenire una pietra miliare nel genere del “romanzo faustiano”.


Recensione:

Amici, se mi seguite da un po’ sapete che io della Schwab ho letto praticamente tutto (o almeno tutto ciò che esiste in italiano) e con pareri positivi nel quasi 100% dei casi. Dunque potevo farmi sfuggire La Vita Invisibile di Addie LaRue? Naturalmente no, dunque eccoci qui.


LVIDALR (abbreviato, per gli amici) è una storia che attraversa tre secoli e che ha come protagonista proprio Adeline LaRue. Adeline è una giovane originaria di Villon, in Francia, poco incline al matrimonio e all’ubbidienza. Per guadagnare la tanto agognata libertà e la possibilità di girare il mondo priva di obblighi o vincoli, stringe un patto con il diavolo cedendogli la sua anima (il classico patto faustiano). Tutti però sanno che i patti con le creature oscure hanno un prezzo e così è per Addie: la giovane è infatti condannata ad un’immortalità da spettatrice, silenziosa, nell’oblio. Nessuno si ricorda di lei, la gente si dimentica di averla vista dopo aver distolto lo sguardo dal suo viso per pochi secondi e le tracce del suo passaggio nel mondo scompaiono dopo pochi istanti. La tanto desiderata libertà è ottenuta a un terribile prezzo e Addie pensa di essere condannata a passare così l’eternità fino a quando non si stancherà e chiederà al diavolo di ucciderla. Improvvisamente, però, qualcosa cambia, perché il giovane Henry in una polverosa libreria di New York inspiegabilmente si ricorda di lei…


Questo libro fondamentalmente ha molti pregi e un unico grande difetto. Per parlarvene però vorrei seguire l’ordine della narrazione. Il libro infatti si apre con le vicende che hanno portato alla stretta del patto e seguiamo Addie nei primi anni della sua vita. Questa prima parte è una delle mie preferite del libro e trovo che introduca immediatamente gli elementi chiave della storia: una narrazione poetica, fluida, tipica della Schwab, e dei personaggi convincenti con cui è facile empatizzare. L’inizio è frenetico e setta subito il ritmo della narrazione lasciando il lettore desideroso di scoprire cosa accadrà. 


Il primo incontro di Henry e Addie è autenticamente emozionante e seppure il lettore sappia che c’è qualcosa di strano, che il motivo per cui Henry si ricorda di Addie non può essere casuale, è portato a sperare che le cose vadano per il meglio e che i due si rivelino solo due giovani in cerca del vero amore. 


La condizione di Addie ispira profonda tristezza e solitudine: immaginate come deve essere venire dimenticati da chiunque, non essere in grado di lasciare un segno se non per mezzo di altri, non poter avere una casa, soggiornare in un albergo, ordinare qualcosa in un locale.. Un’esistenza destabilizzante e profondamente alienante. Addie in questo senso è sola nell’universo e la sua unica compagnia autentica - almeno fino all’arrivo di Henry - è il demone a cui ha venduto l’anima, l’ammaliante Luc, così chiamato da lei stessa. 


Henry, al contrario, è una persona alla ricerca dell’approvazione e dell’amore degli altri, ricerca così disperata da portarlo a compiere scelte scellerate. Il suo problema è non sentirsi ‘abbastanza’, non essere ‘abbastanza’, sentirsi inadeguati in qualsiasi situazione e per qualsiasi persona, credere di non meritare l’amore e patire immensamente quando si viene abbandonati. In questo senso, Henry è il personaggio in cui ognuno di noi può ritrovare qualcosa di sé e delle proprie insicurezze, lavorative, amorose o personali. Addie e Henry sono due facce della stessa medaglia, l’una alla ricerca della libertà, l’altro dell’affetto e dell’approvazione, che si attraggono come biglie in una ciotola e sono costruiti magistralmente.


23 ottobre 2020

Recensione: 'Dormire in un Mare di Stelle' (Vol. 2) - Christopher Paolini


Buongiorno, amici!

Benvenuti al nostro secondo appuntamento con Dormire in un Mare di Stelle, ultima fatica letteraria di Christopher Paolini, edita da Rizzoli. Abbiamo parlato del primo capitolo proprio qui e da pochi giorni potete trovare il libreria il secondo, yuppi!


Trama


La nostra civiltà è in pericolo. Restano poche speranze, ora che la guerra dilaga in ogni angolo dell’universo contro non una, ma due potenti specie nemiche. Kira e i compagni dell’astronave Wallfish si trovano davanti a un bivio: eseguire gli ordini ricevuti e abbandonare la missione, oppure infrangere le regole e lanciarsi in un folle viaggio verso il cuore dello scontro?Kira sa di essere l’unica in grado di proteggere l’umanità e restituirle un futuro perché – ormai lo ha capito – il misterioso reperto alieno che è diventato tutt’uno con il suo corpo e la sua mente potrebbe rivelarsi l’arma decisiva per fermare il conflitto. Deve esercitarsi, però, imparare il prima possibile a padroneggiare le infinite sfumature di questo nuovo potere straordinario.È ricercata dalle autorità, fronteggia continui attacchi nemici, eppure Kira non ha più dubbi. Il pensiero della sua famiglia, di Falconi e la sua banda la accompagnano nell’ultima, colossale avventura oltre i confini dell’umano. Il traguardo è lontano e incerto, ma lei farà l’impossibile per raggiungerlo. È tutto ciò che desidera, il solo destino di salvezza: riportare la pace tra le stelle.






Recensione:


Prima cosa da specificare subito è che questo libro non è una serie, ma una storia unica che è stata spezzata in due parti. Il secondo libro è infatti il pieno proseguimento del primo e riparte esattamente da dove l’avevamo lasciato.



«Per scrivere un poe- ma epico sono necessarie una varietà studiata, una disomogeneità calcolata e un’occasionale disinvolta noncuranza».



Come ben sapete non mi sono lasciata andare a dei giudizi stellari per il primo libro. Mi è piaciuto molto, ma non ho dato un voto pieno. Evidentemente, però, Paolini era lì che mi osservava e ha deciso di porre rimedio alla cosa ;).

Questo secondo libro è infatti la perfetta conclusione della storia. E’ un libro che da una vera e degna chiusura tirando tutti i fili della vicenda e guidando i nostri eroi ad un finale a dir poco esplosivo (letteralmente). 


Il primo punto positivo è quindi la minuziosità e la completezza della trama, che sembra sempre scontato e inutile da sottolineare, ma non lo è affatto. Sono infatti pochi i libri - non parliamo poi dei libri sci-fi dove la complessità dell’ambientazione spesso crea più problemi che opportunità - che hanno una trama costruita magistralmente e dove nulla è lasciato al caso.


Passando alla vera e propria ‘ciccia’, un altro aspetto molto positivo è lo sviluppo dei personaggi. Kira, Falconi, Gregorovich (di lui parliamo tra un secondo, che merita una sezione a sé), se già erano ben costruiti nel primo sono portati all’evoluzione ultima - tipo i Pokemon - nel capitolo finale. Quello che convince sono le dinamiche di gruppo, di come la squadra si muova cercando di fermare la guerra imminente tra umani e alieni dovendo affrontare mille difficoltà e di come queste le facciano avvicinare tutti ancora di più, talvolta non solo come ‘amici’ *wink wink*. E sicuramente convince anche il rapporto dei protagonisti con le forme di vita aliene. Se vi ricordate, infatti, Kira è costretta suo malgrado ad essere ospite di uno xeno chiamato Lama Morbida e nel libro precedente è riuscita ad instaurare un rapporto anche con i grandi nemici del capitolo uno, ossia le Meduse. Questo rapporto convince perché è senza dubbio guidato dal desiderio di sconfiggere un nemico comune, ma rimane profondamente realistico, pieno di incertezze, diffidenza e paure, come ognuno di noi penso si sentirebbe se fosse costretto ad avere a che fare con una guerra intergalattica e degli alieni da un giorno all’altro.

Nessuno dei personaggi diventa quindi un superuomo ‘so tutto io, faccio tutto io, questa nuova situazione così drammatica non mi sconvolge minimamente’, ma anzi sono ancora oggetto delle proprie emozioni, di mille dubbi e perplessità.

16 ottobre 2020

Review Party: 'La Guerra dei Papaveri' (La Guerra dei Papaveri #1) - R. F. Kuang


Buongiornissimo, amici.


Oggi sono ENTUSIASTA di potervi parlare di un fantasy di ispirazione cinese e un’opera che a collocarsi in quel meraviglioso sottogenere che mischia culture diverse e coraggiosamente gioca con le regole ‘classiche’ del fantasy per costruire qualcosa di nuovo.

Una nuova cultura, diversa da quella occidentale a cui siamo tanto abituati, in un contesto fantasy è sempre una cosa positiva e se poi questa cultura è di origine asiatica, io non posso che andare in un brodo di giuggiole.


No, non sto parlando del seguito de La Grazia dei Re, ma della nuova perla uscita per Oscar Vault da pochissimo, La Guerra dei Papaveri.


Grazie a Silvia per aver organizzato e alla CE per la copia omaggio!


Trama


Rin ha passato a pieni voti il kējǔ, il difficile esame con cui in tutto l’Impero vengono selezionati i giovani più talentuosi che andranno a studiare all’Accademia. Ed è stata una sorpresa per tutti: per i censori, increduli che un’orfana di guerra della provincia di Jī potesse superarlo senza imbrogliare; per i genitori affidatari di Rin, che pensavano di poterla finalmente dare in sposa e finanziare così la loro impresa criminale; e per la stessa Rin, finalmente libera da una vita di schiavitù e disperazione. Il fatto che sia entrata alla Sinegard – la scuola militare più esclusiva del Nikan – è stato ancora più sorprendente.


Ma le sorprese non sono sempre buone.


Perché essere una contadina del Sud dalla pelle scura non è una cosa facile alla Sinegard. Presa subito di mira dai compagni, tutti provenienti dalle famiglie più in vista del Paese, Rin scopre di avere un dono letale: l’antica e semileggendaria arte sciamanica.


Man mano che indaga le proprie facoltà, grazie a un insegnante apparentemente folle e all’uso dei papaveri da oppio, Rin si rende conto che le divinità credute defunte da tempo sono invece più vive che mai, e che imparare a dominare il suo potere può significare molto più che non sopravvivere a scuola: è forse l’unico modo per salvare la sua gente, minacciata dalla Federazione di Mugen, che la sta spingendo verso il baratro di una Terza guerra dei papaveri.


Il prezzo da pagare, però, potrebbe essere davvero troppo alto.


La serie è composta da...

01. La Guerra dei Papaveri

02. The Dragon Republic (inedito in Italia)
03. The Burning God (inedito)


Recensione:



La primissima cosa degna di nota de La Guerra dei Papaveri è che fa parte di quel magico sottogenere del fantasy asiatico che mi ha conquistata con La Grazia dei Re e che si riconferma un piccolo baule di meraviglie con questo. Ma di ciò parliamo tra un secondo.


Per iniziare la recensione vorrei raccontavi brevemente come è stata la mia esperienza di lettura de La Guerra dei Papaveri, perchè merita di essere raccontata ahahah. Ho iniziato a leggerlo pochi giorni fa e dalle prime 50/100 pagine mi sono detta ‘Oddio, inizia come Memorie di una Geisha’. Si, no, cioè, alt, già vi vedo con i forconi.

Le differenze sono ovviamente molteplici, prima fra tutte il paese di ambientazione che nel caso de La Guerra dei Papaveri è di ispirazione cinese, mentre per Memorie di una Geisha è il Giappone, ma il rapporto della protagonista con la zia, il suo essere stata adottata, schiavizzata e poi letteralmente scaricata (si, per motivi diversi, lo so), mi ha subito ricordato quest’ultimo.

Ovviamente le similitudini finiscono lì, ma dovete sapere che io ho letto e amato Memorie di una Geisha e lo ritengo un libro splendido, dunque questo non ha fatto che mettere La Guerra dei Papaveri in ottima luce.


Le similitudini finiscono quasi subito, dato che la protagonista Rin non viene venduta ad una casa per Geishe (lol), ma anzi supera un esame complicatissimo e viene ammessa ad una prestigiosa scuola di addestramento per soldati scelti. In questa scuola imparerà l’arte della guerra in ogni sua forma, potendo dopo qualche tempo scegliere una disciplina specifica in cui specializzarsi, e si dedicherà anima e corpo a diventare un soldato provetto. Scoprirà però molto presto che in lei c’è del potere antico che a lungo è rimasto sopito e ora pretende di essere liberato. Il regno di Rin è in pericolo, minacciato da una grande potenza, e il suo potere sarà decisivo nella lotta per il dominio.


Dopo esserci lasciati alle spalle le similitudini con Memorie di una Geisha, ho divorato il resto del libro in pochi giorni, perché non riuscivo davvero a metterlo giù. Cos’ha di tanto speciale La Guerra dei Papaveri?


20 luglio 2020

Review Party: 'Middlegame' - Seanan McGuire



Buondì, amici!
Altra settimana, altro evento, ormai lo sapete!


Oggi ringrazio Cinderella Nia per aver organizzato tutto l’ambaradan per Middlegame, nuova uscita della Mondadori di cui devo ammettere non sapevo l’esistenza prima dell’evento. Appena letta la trama, però, non potevo dire di no. 

Un grazie anche alla CE per la copia omaggio eheh.


E il libro… Be’ *^*.


Trama


Ecco Roger. Ha un vero dono per le parole, comprende istintivamente ogni linguaggio e sa che è il potere delle storie a regolare i meccanismi dell'universo.


Ed ecco Dodger. È la sorella di Roger, la sua gemella per la precisione. Anche lei ha un dono, per i numeri: sono il suo mondo, la sua ossessione, il suo tutto. Qualunque cosa le si presenti alla mente, Dodger la elabora con il potere della matematica.

I due fratelli non sono propriamente umani, anche se non lo sanno. Non sono neanche propriamente divini. Non del tutto non ancora.

E poi c'è Reed, esperto alchimista, come la sua progenitrice. È stato lui a dare vita ai gemelli. Non si potrebbe definirlo il loro "padre". Non proprio. Ma come tutti i genitori, per i due ragazzi ha un piano ambizioso: far sì che raggiungano il potere assoluto, e poi reclamarlo per sé.

Diventare "dei in Terra" è una cosa possibile. Pregate soltanto che non accada.









Recensione:


Middle Game è un libro dalla trama complicata, non c’è motivo di nasconderlo, anzi, dovete essere preparati a cosa andrete in contro ahaha!


I nostri eroi si chiamano Roger e Dodge, sono due esseri dalle sembianze e caratteristiche umane create dalle sapiente mani di un alchimista, Reed. Reed è a sua volta stato creato dalla più grande alchimista della sua epoca, Asphodel Baker. Asphodel aveva scoperto come raggiungere La Città Invisibile, un luogo metaforico sede del il massimo potere esistente - la Dottrina - che se controllato permette di governare il mondo.

Roger e Dodge sono quindi stati creati con una missione. Roger è il Linguaggio, prima parte della Dottrina, capace di imparare ogni lingua esistente e di dare con la propria voce degli ordini impossibili da eludere. Dodge è invece la Matematica, seconda metà della Dottrina, genio fin da bambina, maestra imbattuta di scacchi e capace di vedere numeri e misurazioni in ogni cosa che la circonda, talvolta potendoli modificare.


Roger e Dodge sono due facce della stessa medaglia. Gemelli, ma molto diversi tra di loro. Anche se dati in affido a famiglie differenti così che non si conoscessero nelle prime fasi della loro vita e potessero sviluppare le loro abilità in pace, i due cominciano presto ad avvertire una connessione intersensoriale - un legame quantico - che li unisce, li rende partecipi della vita dell’altro permettendogli di parlare con la mente anche se molto lontani e di e vedere attraverso gli occhi dell’altra persona. Questa connessione è un problema per Reed e viene vista come la dimostrazione della loro inadeguatezza al raggiungimento della Città Invisibile, perché li rende troppo deboli e legati l’uno all’altra. Egli decide così di eliminarli, ignorando però che Roger e Dodge non hanno nessuna intenzione di morire e che sono più determinati che mai a capire cosa gli stia succedendo e perché…


Amici, questo libro è una bomba. Punto. Va bene come recensione?

.. No?


Uff, allora. 

Questo libro è pazzesco. E’ un vortice di informazioni e nozioni di alchimia e si vede chiaramente che l’autore ha avuto un’idea davvero complessa e ha costruito una trama su quella arricchendola di dettagli. Non pensate sia un libro facile da leggere, oh no! Richiede una grande attenzione ai dettagli e date una spolverata alle vostre nozioni di fisica quantistica e viaggi nel tempo, perché ne avrete bisogno!


La storia infatti si sviluppa su più linee temporali, con la Dodge del futuro che chiama il Roger del passato che a sua volta chiama la Dodge del passato passato e così via. E’ un po’ confusionario, si, ma la trama è alla fine della fiera ben ordita e tutto si spiega perfettamente alla fine!


Le due star del romanzo sono i nostri protagonisti, Roger e Dodge. Si completano a vicenda e lavorano in sincronia, perché essi sono davvero una cosa sola, due metà della stessa mela (o medaglia, che dir si voglia). Dove Dodge è impulsiva e irascibile, Roger è calmo e ragionevole. Dove Dodge è asociale, Roger è in grado di piacere a chiunque. Se il genio di Dodge si rivela subito e la rende immediatamente ‘speciale’ agli occhi delle altre persone, il genio di Roger si prende più tempo, ma lascia comunque un indelebile segno nella storia. Per altro, dove Roger si preoccupa delle sorti del mondo, a Dodge non potrebbe fregare meno. Infine, le debolezze di Roger e la sua paura e insicurezza vengono compensate dal coraggio e dalla determinazione di Dodge. Due metà perfettamente complementari che li rendono molto più che semplici fratelli gemelli.



"Essere brava con i libri è accettabile per una bambina, nella misura in cui è accettabile qualunque forma di bravura per una femmina. Ma saperci fare con i numeri è un’altra storia. Quello va bene per i maschi magri e occhialuti, con le camicie piene di tasche e il cervello pieno di scienza. Almeno così dicono i libri. E così dice la televisione. E così dicono anche i suoi compagni di classe, in mille piccoli modi diversi, ogni volta che finisce un esercizio di matematica prima di loro. "